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“Il cinema è lo strumento migliore per esprimere il mondo dei sogni, delle emozioni, dell’istinto, l’incursione attraverso la notte dell’inconscio”

       Luis Bunuel

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Giovedì, 4 febbraio

 

 ANCORA WESTERN: DOPO INARRITU ARRIVA TARANTINO; VERDONE - ALBANESE: LA STRANA COPPIA; JOBS RACCONTATO DA DANNY BOYLE; SAINT-EXUPERY DAL LIBRO AL CINEMA IN VERSIONE ANIMATA.

I due comici debuttano insieme in “L’abbiamo fatta grossa”. La regia è dell’attore romano. Una valigetta, due uomini in fuga: storia rocambolesca tinta di giallo. Ecco il passaggio di testimone. Dopo la coppia Inarritu - Di Caprio con Revenant, ora  Quentin Tarantino con The Hateful Eight trasformano le sale in un Far West. Arriva il film di Danny Boyle sul fondatore della Apple Il ruolo del controverso personaggio è valso una nomination a Michael Fassbender. Amato e odiato Steve Jobs, un visionario di pessimo carattere. Il regista di "Kung fu Panda" Mark Osborne firma il primo film d'animazione per il grande schermo del classico di Antoine de Saint-Exupery: Il piccolo principe

 

 

C’ERA UNA VOLTA UN INVESTIGATORE PRIVATO E UN POVERO DISGRAZIATO…

A guardarli non troppo da vicino, si somigliano un po' Carlo Verdone e Antonio Albanese e c'è da domandarsi perché non abbiano mai lavorato insieme prima di L'abbiamo fatta grossa, seconda commedia Filmauro di questo inverno 2015-2016 che appartiene indiscutibilmente al filone "scappa scappa". Certo, qui il ritmo è meno indiavolato rispetto a Natale col boss, e non ci sono scambi di persona, ma il nuovo film di Verdone un'ottima carta da giocare ce l'ha per davvero, perché celebra il matrimonio fra due modi non solo di far ridere, ma anche di recitare: con la voce e con il corpo e in una continua dialettica fra improvvisazione e controllo.

 Ovviamente c'era grande attesa, nelle ultime settimane, per questo buddy- movie che si pone come il grande concorrente al botteghino di Quo Vado? e che per il regista di Un sacco bello segna una tappa nuova anche da un punto di vista tematico - e non solo per la presenza di un protagonista che di mestiere fa il detective e per un pizzico di mistero.

 

SPIETATI, CRUDELI E BASTARDI: IL NUOVO WESTERN E’ DEGLI ANTIEROI

Il western cavalca ancora. André Bazin, padre della critica, lo definiva «il cinema americano per eccellenza». Il regista Alex de la Iglesia lo considera il genere su cui si è formato il linguaggio cinematografico. Dato per spacciato negli anni 70, quando fu sostituito nei gusti del pubblico dalla fantascienza, il western è tornato periodicamente in scena, accaparrandosi anche Oscar, nel 1990 con "Balla coi lupi", nel ‘92 con "Gli spietati".  Ed ecco che ora, all’alba del 2016, arrivano due pezzi da novanta.

Sulle piste del West, s’incrociano registi come Alejandro Gonzalez Iñárritu e Quentin Tarantino e star di prima grandezza come Leonardo DiCaprio, Tom Hardy, Michael Fassbender, Samuel Jackson e Natalie Portman.  Dopo "Revenant- Redivivo" di Iñárritu. "The hateful eight", ottavo film di Quentin Tarantino, western girato in 70 millimetri, al freddo (vero) e nella neve (vera) Wyoming, il Far West dell'inizio, dopo la Guerra civile. Samuel Jackson, Kurt Russell, Michael Madsen, Channing Tatum, Tim Roth e Jennifer Jason Leigh sono fra i protagonisti del film, cacciatori di taglie, criminali, ex generali o ufficiali dai due fronti della guerra, nessuno si può fidare di nessuno.

 

STEVE JOBS, MANIPOLATORE O GENIO?

«E tu chi sei? Che cosa fai?». Le due domande che nel film di Danny Boyle, l’amico e socio di sempre Steve Wozniak rivolge a Steve Jobs, nel mezzo di un litigio, sono le stesse di noi spettatori e nascondono uno dei grandi enigmi di questi anni. Chi era davvero e che cosa ha fatto Steve Jobs? A cinque anni dalla sua morte e a quaranta dalla nascita di Apple, una sigla che ha cambiato la vita di miliardi di persone, in fondo a chilometri di articoli e inchieste, decine di saggi e biografie e film e documentari, sull’uomo più indagato di questo scorcio di secolo non abbiamo risposte.

Grazie a uno dei suoi oggetti, un Mac, un iPhone o un iPad, possiamo andare sulle enciclopedie in rete e cercare una definizione al volo. Leggiamo per esempio in Wikipedia che Steve Jobs (San Francisco 1955, Palo Alto 2011) era tante cose insieme, «imprenditore, informatico, designer, inventore e produttore cinematografico». Peccato che sia quasi tutto falso. A parte l’essere stato un imprenditore, per quanto assai anomalo, Steve Jobs non ha inventato nulla né disegnato un solo computer, tutti compiti delegati fin dal principio all’amico “Woz”, Wozniak, il vero genio informatico. A malapena curava i contenuti dei film Pixar, totalmente ideata e condotta da John Lasseter. Nonostante non fosse nulla, Jobs era tutto, era lui Apple, Next, Pixar e nessun industriale è mai stato identificato tanto con i suoi prodotti dai tempi di Enzo Ferrari.

 

SAINT-EXUPERY TRA RAGIONE E SENTIMENTO PER RACCONTARE UN SOGNO

Portare sullo schermo "Il Piccolo Principe", l’opera della letteratura francese più letta al mondo (conterebbe oltre duecento traduzioni) da quando, negli anni 40, fece la sua prima apparizione, era impresa da spaventare chiunque. Un po’ come dovette esserlo, nel 1951, la trasposizione in cartoon di "Alice nel Paese delle Meraviglie". Pur senza raggiungere la genialità lisergica del film di Walt Disney, però, Mark Osborne lo ha fatto molto bene, spruzzando la sua versione con un pizzico di benefica follia e riuscendo dove perfino Stanley Donen, nel 1974, era naufragato con un adattamento dimenticabile del celebre racconto iniziatico. Nel frattempo il Principino di Antoine de Saint-Exupéry aveva colonizzato l’immaginario di più generazioni ed era finito (raro esempio di merchandising generato da un “classico”, su pigiamini, magliette, zainetti e quant’altro).

 

 

 

 

 

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Speriamo di assicurarvi Buon Divertimento con le nostre proposte cinematografiche.

 

 E lo spettacolo continua...